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Città di Codroipo
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UN SERVIZIO PER CONSULTARE I PIANI URBANISTICI STORICI
Codroipo dopo l’Unità d’Italia (1866) fu uno dei primi comuni a dotarsi in Friuli di un Regolamento di Polizia Edilizia iniziando un percorso, mai interrotto, di trasformazione della città attraverso gli strumenti urbanistici. Una trasformazione attenta ai bisogni della città, che si attiva significativamente nei momenti difficili del dopoguerra. Piani, che a volte sono stati capaci di anticipare e prefigurare la città futura con scelte coraggiose e lungimiranti. In più di 150 anni Codroipo ha cambiato radicalmente il disegno della città attraverso i suoi Piani che qui rappresentiamo e che tutti potranno consultare.
A cura dell'Area Urbanistica, Edilizia Privata ed Ambiente
Le principali tappe del percorso urbanistico

L'elenco storico della pianificazione generale
Clicca qui per aprire il PDF del Percorso Urbanistico Comunale
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L'evoluzione della normativa urbanistica
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I contenuti on-line consistono nella ricostruzione dei principali momenti normativi e pianificatori del Comune di Codroipo inseriti nel contesto nazionale e regionale, dal primo atto legislativo avente riferimenti urbanistico-edilizi, la legge 20 marzo 1865, n. 2248 per l'unificazione amministrativa del Regno d’Italia, che prevedeva la facoltà per i Consigli Comunali di deliberare sui “regolamenti di igiene, edilità e polizia locale”, e del successivo Regolamento di attuazione di tale legge, il R.D. 8 giugno 1865, n. 2321 che individuava come contenuto fondamentale del Regolamento Edilizio comunale “i piani regolatori dell'ingrandimento e di livellazione, o di nuovi allineamenti delle vie, piazze o passeggiate”, fino alla Legge della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia del 23 febbraio 2007, n. 5 “Riforma dell’urbanistica e disciplina dell’attività edilizia e del paesaggio”, emanata in virtù del proprio “Statuto Speciale”.
Le altre normative significative possono essere concisamente riepilogate come segue: Il R.D. 12 febbraio 1911, n. 297, Regolamento di esecuzione della legge comunale e provinciale approvata con il R.D. 21 maggio 1908, n. 269, che all’art. 111 riserva la materia dell'edilizia ai Regolamenti Edilizi Comunali.
Il Regio Decreto Legge 25 marzo 1935, n. 640 introduce per la prima volta in tutti i Comuni “l'obbligo di chiedere l'autorizzazione preventiva da parte di chi volesse svolgere attività edificatoria all'interno dei centri abitati”. Tale Decreto fu convertito nella legge 23 dicembre 1935, n. 2471.
L'obbligo di richiedere l'autorizzazione preventiva venne confermato ed ampliato dall'art. 6 del R.D.L. 22 novembre 1937, n. 2105, successivamente convertito nella legge 25 aprile 1938, n. 710. L'art. 6 cit. introduce un'importante novità rispetto al precedente R.D.L. 640/1935: l'obbligo di richiedere la necessaria autorizzazione preventiva - per gli interventi di nuova costruzione e per i lavori eseguiti su edifici esistenti – è esteso a tutto il territorio comunale. Quindi, viene considerato il territorio comunale nella sua totalità, senza tener conto delle destinazioni di piano o zone abitate e non.
La legge urbanistica del 1942 (n. 1150 del 17 agosto 1942) fu promulgata durante il secondo conflitto mondiale. La Legge istituiva a pieno titolo la formazione dei Piani Regolatori Generali (PRG), che dovevano interessare l'intero territorio comunale, superando la vecchia Legge del 1865 e la Legge di Napoli del 1885 (relativa alle espropriazioni forzate per pubblica utilità). La Legge prevedeva poi che i Prg venissero attuati prioritariamente attraverso Piani Particolareggiati di iniziativa pubblica ed elencava i contenuti per i Regolamenti Edilizi.
Nell'estate del 1967, dopo gli anni della ricostruzione del dopoguerra e gli scandali edilizi degli anni ‘60, si approva la Legge 765, detta "Legge ponte", in quanto avrebbe dovuto costituire un tramite tra la vecchia Legge del 1942 e la futura riforma urbanistica. La "Legge ponte" cerca di portare un minimo di ordine nell'attività edilizia ed urbanistica: cerca di estendere la formazione dei PRG, limitando fortemente l'attività edilizia nei Comuni sprovvisti. L'innovazione fondamentale riguarda i cosiddetti "standard urbanistici", cioè la quantità minima di spazio che ogni Piano Regolatore deve inderogabilmente riservare all'uso pubblico e la distanza minima da osservarsi nell'edificazione ai lati delle strade. Questi valori verranno fissati con due successivi decreti, rispettivamente il D.M. 1444 del 2 aprile 1968 e il D.M. 1404 del 1968.
Il 28 gennaio 1977, dopo una gestione lunga e contrastata, esce la Legge 10, sul nuovo regime dei suoli “la legge Bucalossi”. Lo scorporo del diritto di proprietà dal diritto di edificare viene realizzato attraverso l'istituto della concessione edilizia onerosa, per effetto della quale spetta all'autorità pubblica il potere di concedere al proprietario l'uso del suolo a mezzo di concessione. Si passa quindi dalla licenza alla concessione, di seguito il Parlamento, a poco più di una settimana di distanza l'una dall'altra, approva due importanti leggi: la 392/1978 "Disciplina delle locazioni degli immobili urbani" (il cosiddetto equo canone) e la 457/1978 ("Norme per l'edilizia residenziale").
Nel 1984 viene promulgata la Legge n. 47, il cosiddetto "condono edilizio" che, nato per sanare il disavanzo del pubblico erario sfruttando l'abusivismo, ottenne l'effetto opposto. Da un'indagine del Ministero dei LL. PP., condotta nell'84, si constata che solo in quell'anno si è verificata una produzione di circa 200.000 alloggi abusivi.
La legge 8 agosto 1985, n. 431 ("legge Galasso") introduce l'obbligo dei piani paesaggistici, disatteso per diversi decenni, e misure di salvaguardia per i corsi d’acqua tutt’ora vigenti.
Non estranei alla creazione del Ministero dell’Ambiente dell’86, sono i decreti dell’88 relativi all’attuazione di alcune direttive CEE concernenti norme in materia di qualità dell’aria (DPR 203) e dell’acqua (DPR 236), sulle pronunce di compatibilità ambientale e gli studi di impatto ambientale (VIA) prima con legge 146/1994 e poi con DPR 12 aprile 1996 contenete l’elenco delle opere assoggettate a tale procedura di valutazione.
Vengono poi le leggi sulla formazione dei Piani di bacino e di assetto idrogeologico (Legge 183/1989) e quella sul risparmio energetico che prevede la formazione di Piani regionali e comunali da allegare ai PRG (Legge 10/1991).
In un paese sempre più congestionato di macchine emerge soprattutto nelle aree metropolitane il problema drammatico del traffico e dei parcheggi. Per far fronte a questa emergenza si corre ai ripari con una legge dell’89, la cosiddetta legge Tognoli, che prevede Programmi Urbani dei Parcheggi e l’incremento degli spazi di sosta pertinenziali anche privati in deroga ai Prg. Poco dopo, nel 92, esce un corposo Decreto legislativo (n. 285) accompagnato da un suo altrettanto corposo regolamento di esecuzione (DPR 495/1992) che modifica e aggiorna il vecchio Codice della strada. Il Nuovo Codice della Strada prevede che i comuni deliberino Piani Urbani del Traffico.
Il 1° Marzo del '91, con DPR, vengono finalmente introdotti limiti massimi di esposizione al rumore negli ambienti abitativi ed esterni definiti e misurati in Db, seguito dalla Legge quadro sull’inquinamento acustico (n.447/1995) che prevedono entrambe la formazione di veri e propri Piani di Azzonamento Acustico Comunali.
Entra poi nell’attenzione dei Governi la questione dell’esposizione umana ai campi magnetici ed elettrici prima con un DPR del 23 Aprile 1992, poi con il Decreto del Ministero dell’Ambiente n.381 del 1998 e successivamente con la legge n. 36 del 2001 che demanda funzioni regolamentari in materia anche ai Comuni.
Viene aggiornato l’elenco delle industrie insalubri risalente al 1912 (DM 5 settembre 1994), nonché approvata una legge quadro sulle aree protette (394/1991).
Con Decreto Legislativo 490 del ’99 viene approvato il Testo Unico delle disposizioni legislative in materia di beni culturali e ambientali che assorbe le vecchie leggi del ’39 n. 1497 e 1089 poi variato nel Decreto legislativo 42 del 2004.
Degne di nota sono poi due leggi del 1998 relative al commercio aventi qualche rilevanza urbanistica: la 114 sulla disciplina del commercio. Vede poi la luce il DPR 447 sempre del 1998, che col DPR 440 del 2000 estende la tipologia degli interventi anche al commercio e al terziario, relativo alla creazione del cosiddetto sportello unico per le imprese produttive con compiti di unificazione e accelerazione delle procedure autorizzative per lo snellimento e il chiarimento del ruolo e dei compiti delle istituzioni.
Per quanto riguarda la legislazione regionale i punti cardine sono rappresentati dal Piano Urbanistico Regionale Generale del 1978, portatore all’epoca di contenuti ambiziosi e fortemente innovativi ma frenato da una fase gestionale difficoltosa, dalla L.R. 52/1991 “Norme regionali in materia di pianificazione territoriale ed urbanistica” sostituita dalla L.R. 5/2007 “Riforma dell’urbanistica e disciplina dell’attività edilizia e del paesaggio”, fino alla L.R. 21/2015 sul contenimento del consumo di suolo, poi soppressa, ed al Piano Paesaggistico Regionale (PPR-FVG), in attuazione al Codice dei beni culturali e del paesaggio e della Convenzione europea del paesaggio, efficace dal 10.05.2018.
Date significative relative agli aspetti territoriali del Comune di Codroipo
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1815: aggregazione delle frazioni Biauzzo, Goricizza, Jutizzo e Pozzo.
1818: aggregazione della frazione Zompicchia staccata dal comune di Passariano (Rivolto).
1928: aggregazione dei territori dei comuni di Camino di Codroipo e Rivolto.
1947: distacco di alcuni territori per la ricostituzione del comune di Camino di Codroipo ora Camino al Tagliamento.
1992: decreto 22.09.1992 DPR, concessione di titolo di città.
2016: referendum per la fusione dei Comuni di Codroipo e Camino al Tagliamento con esito negativo.
Cenni storici su Codroipo

Il nome deriva dal latino "quadrivium" poiché in epoca romana era il punto d'intersezione di due vie imperiali: la "Postumia", che correva tra Genova ed Aquileia e un'altra in direzione sud-nord, da Concordia ad Ospedaletto. Caduto l'Impero romano, Codroipo finì sotto il dominio dei Longobardi fino alla conquista franca dell'VIII secolo. Sul finire del IX secolo iniziarono le invasioni degli Ungari mentre il 18 ottobre 1001 Ottone III donò Codroipo al Patriarca di Aquileia che vi dominò fino al 1343, anno in cui concesse ad una potente famiglia friulana, i Savorgnan, le terre di Codroipo con l'obbligo di costruirvi un castello per potenziare le difese del territorio. Nel XV secolo Codroipo venne coinvolto nelle lotte tra il Patriarca di Aquileia e la Repubblica Veneta fino a quando non divenne dominio veneto; seguì poi le vicende della Repubblica Veneta. Fino alla venuta di Napoleone, il quale soggiornò a Villa Manin di Passariano prima di firmare il trattato di Campoformido (1797), Codroipo non fu interessata da avvenimenti storici rilevanti. Nell'ordinamento napoleonico, Passariano diede il nome al Compartimento della zona dove Codroipo, riconosciuto comune nel senso moderno, fu anche nome di Cantone, il III, del Distretto di Udine. Nel Regno Lombardo-Veneto (1815) fu comune e capoluogo di Distretto, il X della Provincia del Friuli ed ebbe aggregate le frazioni di Biauzzo, Goricizza, Jutizzo e Pozzo. Il comune di III classe fu rappresentato da un Convocato generale che, composto da tutti gli "estimati", si riuniva sotto il controllo del Cancelliere del censo mentre l'esecutivo era affidato ad una Deputazione di tre membri. Nel 1818 a Codroipo (ora IX Distretto della Provincia del Friuli) veniva aggregata la frazione di Zompicchia, precedentemente frazione di Passariano; mentre nel 1819 il Convocato fu sostituito, sino al 1846, da un Consiglio comunale senza ufficio proprio, poi da uno con ufficio proprio. Il comune diviene italiano nel 1866. Nel 1928 vennero aggregati a Codroipo (Regio Decreto 26 aprile 1926, n.1543) i Comuni di Rivolto e di Camino di Codroipo che riacquistò autonomia nel 1947. Codroipo è sede Municipale e comprende le frazioni di Beano, Biauzzo, Goricizza, Iutizzo, Lonca, Pozzo, Rivolto, S. Martino, Muscletto, Rividischia, San Pietro, Passariano, Zompicchia.